Hortus Incomptus | primavera
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Risveglio di primavera:
la natura fa da sé

C’è sempre troppo poco tempo per il giardino, e anche le forze deficitano. Per fortuna sembra che la natura di questi tempi sappia fare anche da sé, senza grandi interventi: sono lontane le arsure estive che rendono il mio terreno uno zoccolo granitico riarso percorso da crepe larghe due dita e che fanno dell’innaffiatura un onere imperativo ed esoso in termini di tempo ed energia. In questi giorni posso godermi i primi frutti del lavoro autunnale e dare solo qualche indirizzo alla natura, che trabocca di linfe vitali. Gli steli si sollevano, le gemme si gonfiano e aprono, le foglie sono di un verde brillante che sa di nuovo. Tutto parla solo di speranza e palingenesi.

Nelle foto qui sotto: le heuchere divise in ottobre allungano gli steli (anch’esse lascito dei precedenti inquilini, e anch’esse molto “giardino della nonna” o “delle vecchie signore”), le violacciocche di Nizza (adoro la tinta di questo particolare esemplare…), una pratolina, un altro narciso (con i petali merlettati da una neanide di Barbitistes vicetinus – And his dark secret love/Does thy life destroy…), uno dei moltissimi esemplari di papavero selvatico nati dalla mia improvvida idea di spargere un po’ di semi qua e là l’estate passata, una spartana seminiera con piantine di finocchi, un tulipano viola, il turbante arancio di un papavero della California (da quei pochi che avevo seminato qua e là l’anno scorso nel prato misto fiorito antistante la casa ne sono venute quest’anno decine e decine: spuntati in autunno, ora stanno per fiorire).

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Altre fioriture marzoline

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Le bulbose dànno sempre grandi soddisfazioni: le si affida al terreno, se ne aspettano con trepidazione i germogli, se ne gode la bellezza spesso sfacciata, quasi sempre fugace. Sono abbastanza autonome e tante volte è addirittura meglio astenersi dall’intervenire e lasciarle in pace. Molte non amano essere divise troppo spesso, molte gradiscono terreno asciutto per molti mesi l’anno.

Purtroppo, questa primavera è assai piovosa: i miei narcisi gialli, che qui ho trovato assiepati fittissimi in un’aiuola che costeggia un marciapiedi e fa da continuazione a quella dei giacinti color carta da zucchero, non gradiscono avere i piedi a mollo per troppo tempo, e infatti ecco immancabile una bella crittogama, la cui specie non ho identificato. Ho trattato con un prodotto rameico e con un triazolico, ma ho come l’impressione che le spesse foglie lucide dei narcisi non assorbano alcunché, lasciando invece scivolar via tutto, come fanno certi umani. Speriamo bene; le fioriture non sembrano compromesse ma chi lo sa che cosa succede lì sotto, nei bulbi e soprattutto che cosa succederà l’anno prossimo. Di dissotterrarli non se ne parla: sarebbe un lavoro immane; tra l’altro di solito non lo si fa, perché i narcisi sono rustici e non sono appetiti dai roditori (sono velenosi anche per gli umani).

Oltre alla bella aiuola di narcisi, che non può che allietare chi la mira (A poet could not but be gay/In such a jocund company), stanno fiorendo i tulipani che ho comprato in stock in un sacchettone lo scorso autunno. Sono doppi e ostentano tinte da matrimonio o battesimo: bianco candido, rosa perla o confetto; ce n’è però anche qualcuno di un violetto più intenso. Questi sarebbe meglio estirparli a fine ciclo, dopo che le foglie si sono ingiallite o seccate. Chissà se ce la farò o se dovranno starsene lì sotto… in ogni caso dovrò ricordarmi di non bagnare troppo, per non farli marcire mentre sono a riposo.

iberis_sempervirens

prunus_ornamentale

fragoline_di_bosco_in_vaso

rosmarino_in_vaso

violacciocche_di_nizza_in_vaso

pervinche

Le sorprese si susseguono, in questa stagione, e quasi non si ha tempo di fotografarle tutte. E così è, infatti. Ma alcune le ho immortalate: in senso orario dall’angolo in alto a sinistra un’Iberis sempervirens che sembra urlare “non vogliamo foglie, solo fiori fiori fiori!”, un pesco ornamentale, fragoline di bosco, il mio rosmarino in vaso (che ha sopportato indenne tre traslochi, senza ricevere rigorosamente mai alcuna concimazione), violacciocche di Nizza, un angolo ombroso di pervinche che colonizzano in modo tentacolare le zone loro congeniali.

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