Hortus Incomptus | About
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About

Questo blog segue l’evoluzione di un piccolo giardino suburbano che possiedo da circa un anno. Mi piacciono i giardini spettinati e un po’ selvaggi; odio il tappeto verde all’inglese, le siepi regolari di lauroceraso o fotinia, i giardini allestiti come per magia con piante “pronto effetto”. Non abbraccio del tutto, però, nemmeno la retorica opposta del giardino wild o naturale: mi piace semplicemente un giardino in evoluzione, ricco di piante, lontano dagli stereotipi ma senza essere allergico alla tradizione, anche locale. Il mio giardino è a tratti caotico e sovrabbonante, a tratti spoglio e spelacchiato; alterna nel tempo e nello spazio accostamenti spontanei riusciti e altri studiati e un po’ rigidi; non ha regole né ordine; si evolve a suo talento, ché come giardiniere posso solo incoraggiare o frenare, non mai domare una natura a volte capricciosa o imperscrutabile, ma spesso anche generosa.

Il mio giardino ha un passato: l’ho ereditato con una sua personalità, un po’ fuori moda, con tutte le essenze di un passato che talora mi appare persino umbertino, ma invece è solo postbellico (anni Settanta). Non mancano viole, bergenie, calle, lillà, ortensie, rose, un oleandro. Non c’è un momento zero, né l’ho voluto: quindi non posso tracciarne la cronistoria partendo dalla carta quadrettata sino all’impianto d’irrigazione, perché… non esiste nulla di tutto questo.

Quest’anarchia frutto di amorose cure alternate a periodi di accidiosa negligenza sono in pochi ad apprezzarla o persino a concepirla: i vicini protestano, i visitatori metton su un cipiglio critico, chi può dice la sua apertamente – e non si tratta di complimenti. Di questo piccolo quadrato verde condividerò con malcelato orgoglio le fortune e i successi, e con frustrazione i rovesci e le calamità, a volte quasi bibliche. Il tutto con testi (che mi auguro brevi) e con foto (che varieranno dall’azzeccato allo sfocato, con vari passaggi intermedi).