Hortus Incomptus | L’incuria fa miracoli
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L’incuria fa miracoli

L’eccesso d’amore soffoca. I figli, ma anche le piante. Quante ne ho perse! E ho cominciato presto. Sarò stato in quinta elementare; avevo un Ficus benjamina in camera da letto e una dieffenbachia che d’estate mettevo sul davanzale con le imposte a libro perché il sole non ne bruciasse le foglie. Ebbene, fu allora che la nonna mi decantò le mirabili proprietà del sangue di bue. Non l’avesse mai fatto! Andai all’emporio di cibo per animali e lo comprai. Del sangue aveva tutta la consistenza e il colore, ma chissà quanto ce n’era dentro davvero… In ogni caso, iniziai a diluirne un po’ nell’acqua d’innaffio. Poi ne misi un po’ di più. Alla fine mi dissi che se ne avessi versato mezzo tappino puro direttamente sul terriccio avrei magari ottenuto chissà quante e quali foglie lussureggianti. Così feci, e la pianta marcì di lì a poche ore. Anche il bengiamino andò al creatore più presto che in fretta. Lì la nonna non c’entrava. Avevo letto sull’enciclopedia Curcio di mamma “Piante e fiori mese per mese” (curatela di Gigliola Magrini) che avrebbe tratto giovamento da regolari nebulizzazioni sulla chioma. Era un’operazione macchinosa, che prevedeva di tappezzare il muro e lo specchio di carta di giornale, e la base intorno al vaso di pezze, e di irrorare con lo spruzzino di acqua che non mi pare, tra l’altro, di aver lasciato decantare come avrei dovuto. Fatto sta che il povero esemplare non ha gradito. In realtà non so quale sia stata la causa, ma è perito pure lui.

La strada del giardiniere è disseminata di vittime… Tipico il caso delle piante affogate d’acqua, che marciscono o muoiono asfissiate. Ultimamente mi succede spesso di dover decidere se innaffiare sotto la chioma, per evitare le malattie fungine, o irrorare per bene sulle foglie, pagina inferiore soprattutto, per tenere a bada il ragnetto rosso, vera peste qui da me in estate. Di solito alterno, col risultato che ho sia le une che l’altro. Il danno più grosso l’ho fatto alle ortensie, che purtroppo sto in parte eliminando. Hanno preso l’antracnosi e ormai non c’è rame che tenga: alcune sono spacciate. Anche qui, tutto per troppo amore. A casa dei miei invece c’è una fila di ortensie neglette quant’altri mai. Sono state ottenute da talee di fortuna, infilate alla bell’e meglio a mo’ di stecchini lungo il confine. Il terreno non è acido né è stato lavorato o concimato mai. Mamma non le innaffia se non in luglio-agosto se proprio sta per divampare un incendio da quanto caldo fa. Ma lo fa con poca acqua, perché quella è preziosa e le serve per l’orto. Ebbene, proprio l’altro giorno son passato da loro ed ecco che all’ingresso mi si sono parate davanti queste piante maestose, floride, con infiorescenze della misura di mazzi di fiori. A vederle diresti che c’è un giardiniere che le pota, le scerba, le zappetta, le innaffia, le concima, ci dà il rinverdente e i lupini. Invece no. Nulla di tutto questo. Puro e semplice abbandono. L’incuria fa miracoli.

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